LIBRO: VIVERE LE EMOZIONI

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Prefazione

C’è un filo che collega le storie di questo libro, ed è rappresentato dalle emozioni.

Come tutte le scuole di psicoterapia, anche le due più note e seguite del mondo, la cognitiva e la psicoanalitica, le hanno sempre troppo trascurate.

E questo non perché non venisse considerata la loro grande importanza nel determinare il benessere o il malessere di ciascuno di noi, ma perché fino a tempi recentissimi non si sapeva esattamente cosa fossero e a cosa servissero, così da rendere impossibile un loro impiego realmente scientifico nel lavoro clinico.

Le neuroscienze stanno rivoluzionando la vita di tutti noi, a volte confermando, ma certamente più spesso smentendo, molte delle convinzioni filosofiche e religiose fondanti del nostro pensiero, e quindi dell’intera società nella quale viviamo.

Ed è anche grazie al loro contributo, che stiamo finalmente cominciando a scoprire il ruolo delle emozioni quale strumento indispensabile per entrare in contatto con il mondo esterno, per conoscere ed interpretare la realtà circostante.

Le emozioni ci comunicano cosa ci sta accadendo: sono la bussola che ci orienta nel mondo affettivo; il termometro che ci informa sullo stato di salute delle nostre relazioni.

Qualunque sofferenza è caratterizzata da emozioni disturbanti.

E’, ad esempio, il provare un’ansia intensa, una rabbia difficilmente controllabile, una tristezza profonda, ciò che può spingere una persona a chiedere aiuto psicologico.

Questi sintomi non devono essere considerati come qualcosa di esclusivamente negativo, ma piuttosto come manifestazioni di un modo di sentire, che per quanto invalidante e fonte di malessere, ha comunque un senso e un significato per chi lo sta vivendo.

Un’emozione dolorosa è il segnale di un momento di difficoltà.

Provarla e manifestarla rappresenta sempre il tentativo inconsapevole che mettiamo in atto per ristabilire, con le persone per noi affettivamente significative, una vicinanza che sentiamo in qualche modo minacciata.

Le emozioni possono farci star male, quindi, ma segnalano qualcosa.

Ed è questo il motivo per cui non dobbiamo combatterle in quanto tali, con lo scopo di eliminarle, bensì utilizzarle come strumento di consapevolezza.

Dobbiamo cioè capire cosa stiamo provando, e il motivo per il quale, in quel particolare momento della relazione affettiva che stiamo vivendo, sia proprio quella l’emozione provata, e non un’altra.

E’ necessario allenarsi a distinguere se ciò che avvertiamo è paura piuttosto che rabbia; tristezza piuttosto che angoscia; senso di colpa piuttosto che vergogna; e così via: perché è proprio attraverso questa comprensione, questa riflessione, che saremo in grado di valutare la qualità del rapporto che intercorre con le persone da noi giudicate importanti.

 

L’altro aspetto della nostra vita mentale è rappresentato dai pensieri.

Il comportamento umano è sempre la conseguenza di un pensiero e di un’emozione: del pensiero e dell’emozione che stiamo provando in quel momento. E’ la combinazione di questi due elementi ciò che ci porterà ad agire in un certo modo piuttosto che in un altro. E questo perché i pensieri e le emozioni vanno sempre insieme, non possono esistere separatamente, in quanto il nostro cervello non può produrre alcun pensiero riguardante una qualunque cosa, che non contenga anche una valutazione, un certo modo di avvertire, di sentire, quella cosa.

Il lavoro di consapevolezza di cui parlavo prima a proposito delle emozioni, deve riguardare anche i pensieri.

Essi infatti possono essere consci, nel senso che posso averli ed esserne cosciente, ma posso anche avere un pensiero senza possedere alcuna cognizione del fatto che lo sto pensando.

Ed è quest’ultima la regola, perché la maggior parte della nostra vita mentale avviene al di fuori della nostra coscienza.

E come per le emozioni anche qui dobbiamo riflettere, per individuare il pensiero che avevamo ma non sapevamo di avere.

 

Credo che il benessere che si può ottenere con la psicoterapia debba necessariamente passare attraverso il diventare consapevoli di quello che pensiamo e di quello che proviamo.

 

“Vivere le emozioni” si occupa anche di altre cose. Cose che hanno direttamente a che fare con la mia professione, come l’ansia, il panico, l’anoressia.

Ma parlo anche di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore.

Il primo: l’assoluta impossibilità da parte degli esseri umani di compiere delle scelte libere, che dipendano direttamente da noi. I pensieri e le emozioni, che come dicevo prima sono gli unici responsabili di ogni nostro comportamento ( sono sempre le neuroscienze ad informarci), si formano in maniera completamente indipendente dalla nostra volontà. La dimostrazione scientifica della nostra innocenza.

Il secondo: il benessere dei nostri figli (e quindi dell’intera società), contrariamente a quanto generalmente si possa ritenere, dipende molto poco dalle regole, dall’educazione che impartiamo loro con le nostre parole e il nostro comportamento; e ancor meno dalla società “moderna” nella quale viviamo. Dipende quasi esclusivamente dalle emozioni che gli abbiamo fatto provare sin dai primi istanti della loro venuta al mondo.